mercoledì 25 novembre 2009

STURZO SEMPRE LIBERO E FORTE


Il 24 novembre 2009, a Casale Monferrato si è celbrato un momento non solo di spettacolo teatrale, ma anche un evento culturale che ridà respiro e speranza a chi vede nell'impegno politico e sociale un servizio al bene comune.

Con un testo, elaborato da Alfredo Rivoire a cui vanno i complimenti per un lavoro di ricerca e di trasposizione teatrale e per regia e interpretazione alla quale ha partecipato un altro casalasco, Giorgio Milani, è stato riproposto il pensiero e la vita di Luigi Sturzo nel cinquantesimo della morte. Il sacerdote, lo studioso, il sociologo, l'organizzatore sociale e il politico sono, per una serata, sembrati ritornare in mezzo a noi. La stessa attualità di tante idee e preoccupazioni hanno dato colore e calore alla serata.

L'Associazione Paolo Ferraris, che agli ideali di Sturzo fa abbondante riferimento, insieme agli Uffici Diocesani per la Pastorale Culturale e Sociale, al Meic, all'Ucid, e all'Associazione Comuni del Monferrato è stata l'organizzatrice dell'evento per tutto il Monferrato e la Diocesi.

Ora tutto questo "seme" lanciato dal palco, e prima ancora con una serata di approfondimento sul Libero e Forte per eccellenza, non deve essere lasciato cadere.

Serve una iniziativa per ridare fiato a quanti hanno passione civile e credono in un'Italia che torni a viaggiare nella piena libertà di una democrazia partecipativa, senza provvedimenti ad personam, e in un'Europa che sappia proporsi come guida di collaborazione pacifica e comunità di popoli, non strumento dei governi per politiche di bassi profilo.

CONTRO LA VIOLENZA, SEMPRE!



La data del 25 novembre è una ricorrenza triste: in quel giorno dell’anno 1960 sono state massacrate le tre sorelle Mirabal, colpevoli solo di essere dissidenti verso il regime dell’allora dittatore della Repubblica Domenicana Trujillo. È nel tragico nome di questa violenza sulle donne, purtroppo solo uno dei troppi episodi che si potrebbero citare, che 10 anni fa l’Onu ha scelto di fare di questa giornata di novembre un simbolo, celebrando in quel giorno di ogni anno la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Un fenomeno che, anche se spesso non denunciato, non conosce tregua. Senza distinguo di tempi o confini, senza differenze tra paesi industrializzati o in via di sviluppo, senza spartiacque di barriere socio-culturali.

C'è anche chi invita a mobilitarsi, in questa giornata, per l'istituzione di una commissione internazionale d'inchiesta sulla morte di Anna Politkovskaya: ci uniamo all'appello di Reporter senza frontiere.

mercoledì 4 novembre 2009

SCANDALO E STOLTEZZA...ANCORA DISCRIMINATO

Una sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo riapre la vicenda del Crocifisso nei luoghi pubblici: non ci deve restre, perchè va contro la la libertà religiosa. E' una guerra (già il termina la dice lunga!) che opposti estremismi e intolleranze che non vuole terminare.

Condivido le considerazioni dell'amico don Walter Fiocchi che sul suo sito scrive: "Mi pare che quella del crocifisso sia una di quelle questioni inventate di proposito per far male e provocare lacerazioni profonde in seno alle chiese cristiane e nella società italiana. Lo scopo è quello di strumentalizzare sentimenti e simboli che sono molto lontani da ciò che i partiti sostenitori della campagna sul crocifisso praticano quotidianamente nelle loro azioni di governo. Che dire del fatto che sia la Lega a chiedere di segnalare (denunciare?) i nomi di tutti coloro che dovrebbero provvedere ad esporre il crocifisso (presidi, sindaci, personale sanitario, giudici…)? Proprio chi è propugnatore di leggi in radice anticristiane, come la legge sull’immigrazione (sì, la Bossi-Fini); proprio coloro che, rappresentando il potere pubblico, anziché cercare il bene comune e in speciale modo quello dei deboli e degli ultimi preferiscono tutelare e proteggere gli interessi dei forti e potenti. Qualcuno - non ricordo chi - ha scritto recentemente: “Il crocifisso appartiene ai nuovi crocifissi. É loro, perché lui ha scelto di stare con loro. É nascosto tra le donne di Kabul; o tra i bambini schiavi del sesso in tante parti dove si celebra il turismo sessuale per gli annoiati dei paesi opulenti; o nei campi profughi abitati da chi ha dovuto abbandonare tutto per cercare di salvarsi almeno la vita. É in Armenia, in Kurdistan, in Iraq a subire l'embargo. É sulle carrette piene di disperati che solcano il mediterraneo per cercare in Europa un po' di speranza. É morto, in fondo al mare, con quelli che il mare si è portato via nella loro ricerca di un luogo dove poter vivere dignitosamente”. Mettiamo pure dovunque il Crocifisso, a condizione che chi lo espone voglia, con quel gesto, accettare di incontrarlo e di onorarlo nella persona dei tanti che ogni giorno sono costretti a salire sullo stesso Golgota. Non sentirò più il fastidio di questi dibattiti, quando vedrò anche molti dei nostri bravi cattolici praticanti non più assenti, non più indifferenti, quando non addirittura d'accordo con frasi, con scelte, con leggi, con comportamenti che riducono il crocifisso a un oggetto. Quando la preoccupazione dominante è quella della tutela del proprio benessere, ponendo le cose prima delle persone, rubiamo il Crocifisso ai crocifissi, rischiamo di trasformare in idolo anche quello che si trova in chiesa. Come richiama il Vescovo nell’ultima lettera pastorale, “quello che siamo grida più forte di quello che diciamo”: diamo onore al Crocifisso con scelte che davvero dimostrino che abbiamo imparato la sua Lezione, non con l’appello a leggi e circolari."

Non si può non ricordare che nei luoghi pubblici è diventato obbligatorio durante il fascismo per tenere buoni i credenti e per farsi bello e accettabile nonostante il suo sostenziale ateismo di ideali; nel contempo la croce appartiene alla tradizione di un popolo che lo ha esposto anche nelle proprie case o in luoghi come angoli di strada o sentieri di campagna, e nei secoli recenti non lo ha mai usato contro altre fedi. Perciò è stato unanime e opportuno il giudizio che è venuto da entrambe i poli politici e che può essere sintetizzato dalla dichiarazione di Rosy Bindi: «La libertà religiosa è uno dei fondamenti della cittadinanza. Il nostro problema non è togliere il crocifisso dalle scuole, non sarebbe rispettoso della nostra storia e della nostra cultura». E prosegue: «Lo ricordò anche Natalia Ginzburg, che in un articolo sull'Unità del 1988 scrisse “il crocifisso rappresenta tutti perché prima di Cristo nessuno aveva detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli e la croce è anche il nome che tutti usano per indicare la sofferenza e il dolore umani. Bisogna piuttosto dare spazio anche alle altre sensibilità religiose e non temere mai chi prega».

Del resto sappiamo che la croce è scandalo per i benpensanti e tradizionalisti e follia/stoltezza per i pagani anche di oggi, per chi intende la laicità come ideologia laicista. Questi non possono capire la croce e la combattono, sperando di liberarsene: non se ne libereranno solo se chi crede ne metterà in atto gli insegnamenti, senza rivendicare posizioni di privilegio o leggi di tutela.

Carlo

sabato 5 settembre 2009

ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

La vicenda Feltri - Avvenire relativa al killeraggio compiuto ai danni del direttore del quotidiano cattolico dimostra, se ce ne fosse stato bisogno (ora tutti apriranno gli occhi?) che in Italia restano la concrete questioni del conflitto di interessi e, come conseguenza, della libertà di stampa. Chi si permette di fare critiche (seppur velate e prudenti) è avvisato: sarà messo al pubblico ludibrio. Viene ripresa una pratica di altri regimi: colpirne uno per educarne cento. E in più si cerca di spiegare che, in fondo, siamo tutti uguali (tutti abbiamo debolezze, colpe da nascondere) perciò nessuno può farsi moralista dei comportamenti altrui (soprattutto se Altrui è "Papi"), e poichè siamo tutti colpevoli nessuno è colpevole.
Riportiamo l'articolo di Europa che riporta la presa di posizione lucida del Presidente Scalfaro sulla questione
«Reagire subito a chi calpesta la libertà»
Il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, «difensore della Costituzione» come lo presenta al popolo della Festa il vicedirettore di Europa Chiara Geloni, non ha riserve nel commentare l’attuale situazione politica italiana: «Il maggior delitto che un politico possa commettere è calpestare o ridurre la libertà del suo popolo. A queste cose bisogna reagire subito». È vero che «nella storia tutti gli uomini che hanno abusato del loro potere si sono seppelliti da soli», ma è vero anche che prima hanno indotto enormi sofferenze. Scalfaro cita Mussolini, Stalin, Hitler per sottolineare che non ci si può affidare alla speranza che i prepotenti prima o poi manifestino un senso morale, ma spetta all’opinione pubblica intervenire per fermarli. L’ex capo dello stato, alla soglia dei 91 anni, parte proprio dall’abuso del potere per dimostrare che la cultura del centrodestra italiano non ha alcuna affinità con quella della Chiesa cattolica. Cita la parabola biblica delle tentazioni e conclude: «Il potere fine a se stesso è diabolico». E rivolgendosi ai parlamentari cattolici, li invita a fare sintesi tra i valori della Costituzione e quelli evangelici, una sintesi possibile solo «se una persona è libera».

domenica 30 agosto 2009

da NORD a SUD per una vacanza diversa

di Stefano Musso


Ci sono le vacanze.
E c'è la notizia al Tg di un locale di Milano sequestrato alla mafia. E c'è il libro di Saviano che racconta dei narcotraffici e dei ghetti e delle sparatorie. E mi sembra che tutto ciò non possa esistere: troppo nera e troppo incomparabile quella realtà con la mia, così quotidiana e banale.

Per svagarsi e staccare dalla routine i villaggi vacanze sembrano il posto ideale, con piscine, locali, musica commerciale; ma non sanno di artificiale? Londra, Sharm El Sheik, Parigi, Monaco, Capo Verde e … ah sì, Formentera: l'elenco delle precedenti vacanze comprende località di mezza Europa e pure qualcosa oltre; ma non manca qualcosa? Nella mia “mappa mentale” c'è una sorta di strappo che corre sotto Roma, un vuoto su una zona poco interessante o pericolosa. Allora mi viene il pallino di cambiare programma:
“Manuele, quest'anno vado in Sud-Italia”.“Eh, ma sei matto?”.“Non sono mai stato, mi piacerebbe andare a vedere...”.“Sì, nella terra della monnezza!”.“Ma dai, non c'è più e...”.“Ed è... pericoloso!!! Che cavolo di vacanze!?”

Ma evadere dalla vita di tutti i giorni può voler dire anche scoprire qualcosa di nuovo e allora tento un'esperienza diversa: una vacanza a contatto con la gente del posto; senza trolley e beauty-case, voglio rispolverare lo zaino! Allora lascio perdere i cataloghi di viaggi e navigo su internet. Digito: vacanze intelligenti & territorio & volontariato… Compare il sito di Legambiente → campi estivi → scegli la regione →. Trovato!

L'aereo ha uno scalo di partenza ed uno di arrivo, io voglio vedere quello che ci sta in mezzo. Così, dopo aver fatto i preparativi, esco di casa e mi reco alla stazione di Vercelli. Prendo il treno per Milano e poi vado a Sud: i palazzi della metropoli lasciano il posto alle colline boscose di Bologna, poi alla vegetazione più bassa e ai cipressi di Firenze; infine, tra Roma e la Campania, il treno procede in un paesaggio più brullo e poco abitato. Qualche galleria. Sono a Napoli: qui, mentre il treno della Circumvesuviana mi porta a destinazione, vedo altri palazzi, tondini di ferro, traffico.
Poi arrivo al Golfo di Salerno. Piccole spiagge di sassi fanno da cerniera tra i monti, ricoperti di fichi d'india e arbusti mediterranei, e il mare blu, solcato dai traghetti che portano i visitatori alle isole di Ischia e Capri. Sulla costa, fino all'orizzonte, le cittadine di Amalfi, Maiori, Vietri, con le casette bianche e spigolose e con le cupole di maiolica delle chiese, si succedono come fantasiosi presepi. Viene difficile pensare che dietro al promontorio c'è Napoli e le immagini crude di “una delle più sventurate e feroci terre d'Europa”.

Nel fiordo tra Positano e Cava dei Marini, si trova il paese di Furore, dove si svolge il campo di Legambiente e dove ricevo alloggio presso un'antica cartiera completamente rinnovata. Antonio e Vladimiro sono i coordinatori e mi fanno compagnia dieci volontari: abbiamo il compito di perlustrare il litorale per avvistare e segnalare principi d'incendio e di sensibilizzare la popolazione (bagnanti e non) a rispettare l'ambiente costiero.



Alla voce ambiente: natura, raccolta differenziata, qualità della vita. Ho queste cose in mente mentre giro, con indosso la maglietta gialla di Legambiente, sui sentieri dei Monti Lattari sopra Amalfi. Più tardi, dopo un pomeriggio trascorso al mare, rientro nella camerata che condivido con i nuovi amici del campo e, mentre mi riposo, capisco che quella dell'ambiente è la chiave di lettura giusta per capire qualcosa in più su questa regione e su questo curioso Paese. Avevo letto su una guida turistica dell'Olanda una frase originale: “la bellezza di una civiltà non consiste tanto in ciò che la natura gratuitamente ha dato ad un Paese, ma in come l'uomo ha saputo modificarla”. Che l'Italia sia bella è quasi un luogo comune, ma che tracce vi ha lasciato la nostra “civiltà” negli ultimi tempi?

Alla voce Campania: rifiuti, disfattismo, criminalità. Difficile liberarsi dagli stereotipi che sono diffusi dalle stazioni televisive e che circolano nell'opinione comune. Queste semplificazioni mi spingono a notare ciò che al Sud è disorganizzato, inadeguato e brutto. Questi schemi mentali hanno colonizzato il mio immaginario e mi hanno fatto dimenticare le potenzialità di queste regioni. Mi hanno suggerito di visitare mezza Europa e mezza Italia, trascurando la bellezza del Sud. Ma ora voglio vederlo direttamente, questo posto!

Ebbene, il Sud esiste con le sue particolarità. Vedo le facce del Sud, con le loro espressioni e i loro colori; sento i dialetti del Sud e la musica locale così simile ad altri luoghi del Mediterraneo e così estranea alle mie abitudini; tocco la vegetazione del Sud, secca, colorata e diversa da quella della mia regione. Il Sud esiste anche con i suoi problemi: le costruzioni abusive, gli scarichi a mare, i prezzi truccati e i ritardi dei trasporti (caspita, quanto c'ho messo ad arrivare con l'autobus!?), affogati nel traffico.

Ma non esiste il Sud al singolare: fuori dagli stereotipi esso appare complesso e per nulla univoco. A pochi chilometri di distanza posso trovare golfi incantevoli e scheletri industriali sgangherati; posso vedere l'abbandono di certe vie di Napoli e i suoi monumenti, o Salerno, città ordinata ed efficiente. Nell'arco di poche ore posso scoprire tanto la simpatia e i progetti di giovani studenti quanto i fuochi appiccati dai criminali. Un insieme ricchissimo di gradazioni che richiede all'immaginazione uno sforzo e un interesse maggiore di qualche slogan sentito in televisione.
Sono passati già parecchi giorni da quando sono arrivato, e lo capisco non solo dalle riflessioni maturate e condivise, ma – più semplicemente – dalla mia pancia più rotonda (colpa della deliziosa e abbondante cucina locale!) e dall'abbronzatura fornita (all inclusive) dalle giornate passate sotto il sole della costiera.

Al momento di ripartire, torno a Napoli e, guardandomi attorno, lo vedo. Il cemento. La stazione sotterranea di Napoli è fatta di cemento annerito, che evoca immagini di sudore, di traffici sporchi e di criminalità. Ma anche a Milano, la tentacolare distesa di edifici che aggroviglia la città è essa pure di cemento, espressione di affarismo economico, interessi privati e forse miopi. E attorno a Vercelli? I capannoni industriali che vengono costruiti in mezzo ai campi non sono anch'essi di cemento? Ovunque l'ambiente resta dimenticato.

I vizi e le virtù di questo “bel Paese” sono allora in parte comuni? A ben vedere, oltre ad evidenti differenze e al divario tra i problemi del Nord e quelli del Sud, si scorgono alcune tendenze condivise da entrambi. Ricordo di aver sentito spesso, al Fiordo di Furore, l'espressione “terra del puoti” che, nel gergo locale, indica la terra dove puoi fare di tutto, purché paghi! Sembra ironico ma non lo è: vuoi una villetta sulla spiaggia? Basta che paghi! Vuoi scorrazzare in macchina per il centro storico? E' legittimo... basta che paghi! Vuoi ottenere posti, privilegi, rispetto? Basta che paghi, o che hai gli appoggi giusti... Questa generale assuefazione al potere, all'esibizione della cafoneria e all'ingordigia personale assimila in effetti molti comportamenti da Reggio Calabria fino a Varese e spiega perchè la natura in Italia rechi tanti sfregi. L'ambiente è indifeso se abito nella “terra del puoti”!

Ma la nebbia del Nord e il sole del Sud hanno anche qualcosa di prezioso in comune: la lingua. Ecco ciò che all'estero non avevo trovato: la possibilità di usare la lingua che mi viene naturale e che qui nello stivale capiscono tutti, anche se frammista di parole dialettali. Sì, Dante ha fatto un buon lavoro; tra le diversità e le diffidenze, noi possiamo capirci. Ed affrontare i grandi e piccoli problemi insieme. E' una bella scoperta. La terrò presente al ritorno dalle vacanze!






venerdì 3 luglio 2009

TORNANNO LE LEGGI RAZZIALI

Vergognosa legge sui clandastini. Siamo anche noi indignati come tanti italiani. Fortunatamente c'è ancora chi reagisce alle leggi ingiuste. Anche dal mondo cattolico ufficiale prese di posizione significative (Mons. Marchetto per tutti), e poi don Ciotti, e altri ancora. Noi volentieri pubblichiamo un COMUNICATO STAMPA del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale. Pacchetto sicurezza: Meic, è una legge fuori dalla storia Il movimento degli intellettuali cattolici si schiera contro le normeanti-immigrati approvate ieri dal Senato: non è sicurezza ma chiusura,consolidare le barriere apre a un futuro problematico ROMA, 3 LUGLIO 2009 - Il Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) esprime la sua contrarietà al provvedimento legislativo sulla sicurezza, approvato ieri in via definitiva, e affida la propria posizione a una nota ufficiale della Presidenza nazionale."Le nostre speranze che si trovassero opportune vie politiche per risolvere il problema dell’accoglienza degli immigrati sono andate deluse. Il nostro Parlamento non è riuscito che a varare una serie di norme di chiusura, riunite per giunta sotto il titolo di “Norme per la sicurezza”, facendo intendere che gli immigrati siano, insieme alla mafia, i primi responsabili dell’insicurezza dei cittadini. Al di là di considerazioni utilitaristiche – sono gli immigrati che svolgono lavori indispensabili e non di rado umili – ed umanitarie – le norme escludono dai benefici della vita civile molte persone – questa chiusura ci fa uscire dalla realtà della storia, sempre più improntata a scambi non solo di informazioni e di idee, ma anche di persone. La scelta di consolidare barriere, piuttosto che realizzare, e magari inventare, forme di integrazione nuove e più avanzate, apre a un futuro problematico".

giovedì 25 giugno 2009

CHI HA VOLUTO PERDERE?

Come in altre parti del Paese anche Casale Monferrato ha deciso di farsi amministrare dalla destra, coperta dalla maschera di un sindaco un po' più moderato.
Questo risultato è da attribuirsi a responsabilità diffuse, ma in particolare a chi con arroganza ha voluto imporre una candidatura senza tener conto di chi dava altri suggerimenti.
Ora, soprattutto i più "candidi" e ideologicamente schierati, addossano la colpa a chi non ha voluto subire imposizioni da dirigenti del PD locale e si è smarcato: colpevoli di non aver abbassato la schiena all'arroganza. Si sarebbe dovuto votare il candidato ritenuto sbagliato a prescindere; invece si è lasciata libertà di voto. E fra i due i casalesi hanno scelto. Noi ci siamo sottratti alla scelta: niente destra, ma neanche niente dell'attuale centro-sinistra, campo nel quale ci riconosciamo per valori e proposta politica riformatrice e moderna. Intanto il segretario cittadino del PD si è dimesso assumendosi le responsabilità della sconfitta: gesto dovuto e nobile, ma è solo e soprattutto lui che deve pagare la sconfitta o i suggeritori di un'operazione politica disastrosa. E nella sinistra chi ha giocato ha mettere fuori gioco gli ex popolari, non deve essere a sua volta emarginato se si vuole ricomporre un quadro che porti un centro-sinistra, risanato e senza logiche di potere, alla guida della città?
Pubblichiamo una riflessione importante che sintetizza la posizione dei Democratici per Casale, oggi terzo raggruppamento della città.


La Nota Politica di Historicus

CRISAFULLI: UNA SCONFITTA ANNUNCIATA

Una sconfitta annunciata, quella di Crisafulli nella corsa alla poltrona di sindaco di Casale. “Il risultato è netto e importante – riconosce nella sua prima dichiarazione rilasciata mentre si stava concludendo lo spoglio dei voti – siamo rimasti soli contro tutti”. Poi spiega: “D’altronde, quando il centrosinistra si divide, così come è stato voluto ostinatamente a Casale, il risultato è questo”. L’allusione è alla ‘divisione’ avvenuta nel Pd, che ha visto l’ala moderata presentarsi alle elezioni con una propria lista e un proprio candidato sindaco, Maria Merlo,che al primo turno ha raccolto il consenso del 7% dell’elettorato e per il secondo turno ha tenuto fermo l’impegno: “Patti chiari: né con Demezzi, né con Crisafulli”.
La divisione è maturata dopo un lungo dibattito nel gruppo dirigente del Pd e l’oggetto del contendere era proprio l’individuazione di un candidato che fosse in grado di raccogliere un largo consenso nell’elettorato di centro, dove appunto si colloca quel venti per cento che ha fatto la differenza tra Demezzi e Crisafulli.
“Senza la nostra lista – affermano gli esponenti dei Democratici per Casale – Demezzi avrebbe vinto al primo turno”. Non occorre infatti essere esperti di flussi elettorali per sapere che Maria Merlo ha raccolto molti dei suoi consensi nell’elettorato moderato, di centro, che non è disponibile a votare un candidato sindaco nettamente connotato di sinistra.
Da oltre vent’anni alle elezioni politiche a Casale vince il centrodestra. La vittoria del centrosinistra alle amministrative, da quando c’è l’elezione diretta del Sindaco, è stata ottenuta grazie all‘individuazione di un candidato che fosse gradito a tutta la coalizione ed in particolare a quella fascia di elettorato di centro, che da sempre fa da ago della bilancia.
“Comprendiamo l’amarezza di Crisafulli – affermano i Democratici per Casale – ma lo invitiamo a non gettare subdolamente sugli altri colpe che sono solamente sue e dei suoi sponsor elettorali. Sono loro che hanno voluto ostinatamente dividere il Pd per sostenere la sua candidatura. Un conto è raccogliere molti voti di preferenza nel proprio bacino elettorale, un altro è essere riconosciuti per il ruolo di Sindaco dalla maggioranza dei Casalesi”.
La candidatura di Crisafulli ha ottenuto esattamente l’effetto opposto a quello voluto dai suoi sostenitori; ha cioè compattato l’elettorato di centrodestra intorno al suo candidato portandolo ad una vittoria, che poteva essere evitata.

lunedì 22 giugno 2009

LIBERTA' , NON MARTIRI

Ha solo 16 anni, è una ragazza, ma sa l'importanza della libertà. A 16 anni si può scendere in strada a protestare anche per gogliardia, ma in queste ore in Iran tutti, anche i sedicenni, sanno che si rischia; non è un gioco. Ebbene NEDA è la prima martire di questa lotta per la libertà: uccisa da un cecchino. Non entriamo nella vicende di quel Paese, se vi siano stati brogli, se il Presidente goda di una libera popolarità, se le minacce ad Israele servano a crearsi un alone di autorevolzza nelle masse contrarie ai provvedimenti dei governi israeliani, se l'atomica a fini civili sia un suo diritto, se.., se.. Quando un popolo scende in piazza a rivendicare spazi di libertà, rischiando la vita, questo popolo deve essere ascoltato, non represso. Oggi quindi NEDA diventa il simbolo delle persone libere. Non sappiamo chi fosse, che idee avesse, sappiamo solo che era col padre a protestare contro un regime. Avrebbe avuto una vita più comoda se avesse frequentato serate piacevoli nella villa del Primo Ministro, se lo avvesse soddisfatto mostrando qualche lembo di carne; si sarebbe salvata se fosse stata un cronista di quelli che minimizzano, che lavorano in aziende di proprietà del Primo Ministro. Ma l'Iran ha anche chi è disposto a rischiare per accusare la decadenza del Presidente e di un regime. NEDA è ormai un simbolo per tutti quanti vogliono libertà, in tutti gli angoli della terra, serietà, rigore e moralità dai loro governanti, anche in Italia

venerdì 12 giugno 2009

METTERE KO IL REFERENDUM

Passate le elezioni Amministrative (il ballottaggio per il Comune di Casale Monferrato non ci interessa più: nè con le destre, nè con chi non ha capito che senza un candidato condiviso si sfasciava il centro-sinistra ((anche nel risorgimento il cattolicesimo liberale-democratico sentendosi sconfitto disse: alle elezioni nè con Cavour, nè con Garibaldi)) è ora di pensare al referendum.
Proponiamo una riflessione di Angelo Bertani -giornalista cattolico democratico- per motivare una posizione che va attentamente valutata, considerando che l'obiettivo dichiarato da Segni e Guzzetta è di cambiare l'attuale legge elettorale per farne una con sistema uninominale: un sistema chiaramente tendente al bipartitismo e soffocatore di ogni pluralismo.
"Certo la democrazia non è sempre quella bella festa che vorremmo. Spesso è fatica, incertezza, illusione o delusione. Per qualcuno è stata, ed è, ragione di sacrificio.
Ce ne stiamo accorgendo in questi giorni: la fatica di votare, di scegliere, di spiegare le proprie ragioni, di capire perché tanti altri…
Non è tuttavia una fatica inutile o assurda. La democrazia assume il peso della natura e della storia umana con tutte le sue debolezze e contraddizioni. Non è un’evasione magica o utopistica. È un “camminare attraverso” e anche un “camminare con…”. E non sempre l’ambiente o la compagnia sono come si vorrebbe.
Di più: non sempre noi stessi siamo quel che crediamo di essere; e le nostre ragioni, i nostri progetti sono davvero quel che immaginiamo. Si può sbagliare il giudizio sui fatti, le persone, i progetti. Avvenimenti imprevisti possono sovrapporsi.
Ricordo abbastanza bene le elezioni del ’48 e il clima di allora. Anni dopo cominciai a votare, talvolta cambiando simboli e nomi; eppure più volte, dopo, ho avuto l’impressione di aver sbagliato. Ma su un punto non mi sono mai pentito: votare, partecipare, interessarsi ed esprimere più “consenso per” che “ostilità verso”.
I più difficili di tutti sono stati i referendum. Fin dall’inizio mi hanno dato fastidio, imponendomi di scegliere per o contro qualcosa secondo quesiti mal formulati, strumentali. Di fatto i referendum sono serviti perlopiù a realizzare una “conta” tra gruppi di potere o di opinione utilizzando certi temi sensibili per finalità diverse e non dichiarate. E comunque alle elezioni il cittadino ha almeno un partito e un tempo aveva gli eletti con la “preferenza” ai quali riconoscere coerenza o addebitare infedeltà al mandato ricevuto. Per i referendum neppure quello: domina incontrastata l’eterogenesi dei fini…
Dunque sono andato a votare per le elezioni europee, sperando che il partito e i candidati che ho votato siano limpidi e fedeli agli impegni assunti.
Ma per i referendum?
Credo che si possa votare sì oppure no oppure non votare e ci siano buoni motivi per ciascuna di queste scelte. La legge elettorale vigente infatti è giustamente chiamata porcellum e con il “no” resterebbe confermata e quasi intoccabile; il sistema che nascerebbe dal “sì” non sarebbe molto diverso; creerebbe forse maggioranze più stabili ma istituzioni assai meno rappresentative della totalità dei cittadini. A occhio direi che meglio sarebbe evitare che si raggiunga il quorum non andando a votare e riaffermando in tutti i modi possibili (ma quali?) che nel nostro Paese bisogna rifondare la democrazia. la quale non è assolutamente un pallottoliere per stabilire (salvo errori!) quale confusa aggregazione ha un voto di più, e dunque comanda per cinque o cinquant’anni. La democrazia è la piazza di una città dove tutti sono presenti e portano la loro voce; dove si discute e si spera che prevalgano le idee migliori. Per decidere quali sono migliori non c’è criterio migliore che quello della maggioranza perché gli uomini sono intelligenti e liberi ed hanno pari dignità e quindi è probabile che la maggioranza scelga la cosa migliore. Però bisogna che i cittadini sappiano di che cosa bisogna decidere; siano informati dai media, possano dialogare ed anche cambiare idea. Inoltre su alcuni temi può esserci una maggioranza, su altri un’altra. La delega ai rappresentanti dev’essere molto prudente, controllata, revocabile; e tutti i cittadini devono essere in grado non solo di fare gli arbitri al momento delle elezioni, ma possono partecipare attivamente giorno dopo giorno, esprimersi e condizionare i propri rappresentanti su ogni argomento. Non c’è democrazia accettabile senza una rappresentanza proporzionata (non necessariamente proporzionale). Tutti devono avere voce, anche se la governabilità può essere garantita da procedure e tempi certi. Ma non si può ammettere, nel nome di una governabilità assai più formale che reale, che si crei una dittatura della maggioranza. Né dittatori, né principi, né imperatori.
Nel volgere del tempo (oggi cinque anni sono un secolo!) possono accadere crisi, guerre, rivolgimenti che rendono del tutto obsoleta e falsa la “rappresentanza” maggioritaria, tantopiù se essa nascesse, come potrebbe, già con un premio eccessivo. Si pensi al esempio: se vincesse il “Sì” al referendum, il primo partito, magari col 30 o 35 per cento, si ritroverebbe una comoda maggioranza assoluta alle Camere. Un governo potrebbe prendere decisioni irreversibili avendo dietro a sé, in quel momento e su quel tema, magari soltanto una minoranza di un quarto, o meno, dei cittadini. In contesti simili già molti dittatori si sono lanciati in guerre e follie…
E quanto alla governabilità: che senso ha spaccare il Paese in due (o tre) parti frontalmente contrapposte e ostili? Ne verrebbe coesione sociale, continuità di linea economica e politica? Non vediamo già ogni giorno, in tv e per strada, i frutti perversi di questa logica?
Si dicono queste cose, qui ed ora, non per suggerire di votare in un modo o nell’altro; ma per domandarsi insieme “quale democrazia” costruire. E per scongiurare tutte le forze politiche a riprendere in mano, questa estate o questo autunno, le fila di un dialogo orientato a dare all’Italia una cultura e un’etica dignitose; e un sistema elettorale e istituzionale adeguato, a cominciare dalla effettiva democrazia all’interno di ciascun partito. Il tempo c’è. Per fortuna c’è anche l’Europa che oggi attutisce certi pericoli. Ma il problema e i pericoli esistono davvero.
(di Angelo Bertani - da "Adista - Segni Nuovi n. 63)

venerdì 8 maggio 2009

VERSO LA BARBARIE ?



Stiamo scivolando (forse ci siamo già senza accorgercene!) verso un periodo molto pericoloso di rigurgito razziale. Da Roma il ministro dell’interno annuncia che in Sicilia i barconi con i clandestini saranno rispediti indietro senza fargli nemmeno toccare la costa e si è già provveduto. A Milano il deputato leghista Matteo Salvini annuncia la proposta per riservare i posti sugli autobus ai milanesi. Sull'uno e sull'altro avvenimento già molte le reazioni: per fortuna la coscienza civile di tanti italiani non si è ancora addormentata. Ha dato segni di idignazione già di fronte ad altre proposte come le impronte ai rom o le classi separate per immigrati.
Proposte razziste uniscono anche le persone di buon senso. Contro le porte chiuse ai barconi che condanna migliaia di persone a tornare nella Libia di Gheddafi, che non brilla per il rispetto dei diritti civili arrivano le critiche dell’Alto commissario Onu per i diritti umani (Unhcr), dalla Cei e dall'opposizione, per le scarse garanzie sul rispetto dei diritti umani nel Paese di Gheddafi che non ha aderito alla Convenzione sui rifugiati del 1951 e non dispone di un sistema nazionale d'asilo efficiente. Tre barconi con a bordo 227 persone (40 donne di cui tre incinte) sono stati scortati in Libia da dove erano partiti. Maroni annuncia che l’iniziativa diventerà un “modello per l’Europa e che dal 14 maggio partiranno i pattugliamenti congiunti tra Italia e Libia davanti alle coste libiche. L'Alto Commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres ha espresso “grave preoccupazione. È di fondamentale importanza che il principio internazionale di non respingimento continui ad essere integralmente rispettato”. Critica anche la Cei, secondo cui "va verificato l'effettivo trattamento di chi viene mandato in Libia, uno dei pochi Paesi al mondo che non ha sottoscritto la Dichiarazione fondamentale dei diritti dell'uomo”. Sono in molti a non aver gradito la mossa del governo come il Consiglio d'Europa, istituzione impegnata nella difesa dei diritti umani: "E'gravissimo che tutto ciò accada in un paese che andra' tra breve a ospitare il G8''. E dovrà dare giustificazioni il sedicente cattolico Silvio Berlusconi: con l'indignazione della Cei ( "Si negano i diritti umani. Questa non è una distinzione fra cittadini di serie A e di serie B, ma fra persono e non-persone".) si fa sentire la voce anche del Consiglio Pontificio per gli immigrati. Mons. agostino Marchetto parla di "lesione dei diritti umani e plaude alle associazioni cattoliche che si sono apertamente schierate contro questa barbarie. "Ognuno si assumerà le proprie responsabilità". Ma non finisce qui. L'intero mondo cristiano si ribella a questa palese violazione dei diritti civili. Ultimi in ordine cronologico, il quotidiano pontificio, L'Osservatore Romano e la Chiesa Gesuita italiana. Chi farà capire a tanti elettori in buona fede che il cristianesimo si difende con altro stile e altri strumenti rispetto a quelli espressi dal centro-destra e dalla tendenza "gentiloniana" riaffiorata negli ultimi anni a narcotizzare i sentimenti cattolici?