di Carlo Baviera

Il problema esiste ed è serio, ma non solo per garantire auto blu, gettoni favolosi, organismi inutili; sono la democrazia, la necessità di decentrare, il riconoscere ruolo alle autonomie locali che comportano anche dei costi. A meno che non si pensi a soluzioni bonapartiste o autoritarie (forse è vero che gli italiani sono davvero propensi a sottostare a una dittatura che li incanali e rassicuri!) dove non ci siano comitati di protesta, ma neanche partecipazione democratica e responsabile, dove non si riconosca alla società civile di organizzarsi, dove i partiti (strumento fondamentale per il confronto e la proposta politica) tornino ad essere comitati elettorali per reggere la coda al notabile o al gruppo di potere di turno.
Certo, la democrazia non va imballata da troppi comitati, enti, meccanismi che ritardano le decisioni. C’è bisogno di snellezza ed essenzialità: ma bisogna cominciare da chi accumula più incarichi (e prebende!), e non togliendo la scorta a chi è minacciato o riducendo il compenso dei Dirigenti (se li vogliamo preparati e all’altezza del compito vanno retribuiti come nel privato) e le spese di rappresentanza necessarie per tenere rapporti.
Sì, diminuiamo i ministri, i sottosegretari, i parlamentari e i consiglieri ai vari livelli, diminuiamo i gettoni, ecc. ma non pensiamo che così si sia risolto il problema. Il cancro è altrove: in chi siede nei Consigli delle Banche e delle Fondazioni, in chi fa consulenze vendendo fumo e parole, in chi sta in Amministrazioni di Enti semi-privatizzati e decide il bello e il cattivo tempo per i cittadini, in centri studi di ogni genere, ecc.
E ai livelli locali, possiamo anche togliere agli Amministratori i telefonini, gli uffici stampa, e quant’altro ritenuto uno spreco, ma il risultato sarà il recupero di poche migliaia di euro e una amministrazione che dovrà comportarsi come se avesse le pezze al culo.
Ciò che serve sono più etica e moralità nell’uso del potere e nella gestione della cosa pubblica: essere dignitosi, essenziali, rigorosi e non emuli dei “rampanti” degli anni ’80. Va però garantito a chi si impegna e ha incarichi pubblici di poterlo fare senza perderci, potendo usare gli strumenti necessari. Quando i nostri sindaci rinunciano al gettone, quando i consiglieri il loro gettone lo usano per pagare le imposte e per sostenere qualche attività politica di partito credo che non possiamo chiedergli anche di passare per i ladri della finanza pubblica.
Altro discorso per i finanziamenti pubblici a partiti e loro giornali: chi non è d’accordo ad abolirli? Per quel che servono o per il numero di lettori di qualche giornale sarebbe un bel risparmio.
E poi, la politica chi la fa? I ceti che dispongono di grandi risorse? Alcuni industriali o direttori di quotidiani? O tornando a dare spazio alla corruzione e alle tangenti? Ma non vediamo le operazioni bancarie, assicurative, e non leggiamo di come “poteri occulti” si contendano partecipazioni ad appalti? È lì che bisogna incidere; però è più facile prendersela con la politica, uno dei tre sport preferiti dagli italiani, insieme al calcio e al s….
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